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Sabato 2 marzo si è svolto il primo incontro dedicato al welfare di comunità nel quale sono intervenuti i seguenti relatori:

  • Franca Maino, Direttrice scientifica, Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare
  • Anna Cossetta, Direttrice Fondazione De Mari
  • Marco Berbaldi, Presidente Fondazione Diocesana Comunità Servizi Onlus
  • Clara Bricchetto, Assessore alla Coesione Sociale e Territoriale di Finale Ligure

     

1 Pluralità di attori

Per creare progetti sul welfare è necessario agire insieme, coinvolgendo pubblico è privato.
Diventano fondamentali la coprogettazione e la co-programmazione, intraprendendo un percorso condiviso per trovare soluzioni migliori ai nuovi bisogni sociali.
Un progetto sul welfare richiede la collaborazione tra l'ente pubblico, il terzo settore, gli enti privati e la società civile.

2 Cambiamento culturale

Il secondo welfare è un processo relativamente giovane perché nasce in seguito alla crisi economica/finanziaria del 2008 e si rafforza dopo la pandemia del 2020.
I progetti sul welfare trovano ancora delle resistenze culturali, dovute spesso alla difficoltà di aprirsi al cambiamento e di condividere visioni più ampie.
Per superare queste difficoltà è necessario predisporsi al cambiamento e alla collaborazione, investire sulla conoscenza reciproca degli attori coinvolti, prevedere figure professionali di coordinamento e definire modelli di governance collaborativa.
Il primo passo per il cambiamento è volerlo.

3 Prerequisiti qualitativi

Per lavorare in progetti di welfare ci vuole creatività, intelligenza, visione e gruppo Creatività perché bisogna rendere appetibili ed essere in grado di tarare l'idea sulle reali necessità del gruppo. Intelligenza perché è un lavoro di rispetto verso l'utente e la popolazione.
Visione perché si deve creare un processo di cambiamento e non solo assolvere a un compito Gruppo perché lavorare sul welfare è faticoso e serve un gruppo organizzato per supportare il singolo quotidianamente nell'affrontare questo arduo ma benefico compito.

4 Fare un passo indietro

Il bisogno che gli operatori del sociale facciano un passo indietro per mettere al centro dell'attenzione l'utente con i suoi bisogni e le sue risorse. Accettare tale cambio di prospettiva qualifica l'intervento diretto sul singolo o sul gruppo facendoli diventare agente attivo e non meri utilizzatori.

5 Conoscere la propria realtà

Per non disperdere sforzi ed energie è necessario conoscere il territorio, la popolazione ed eventuali altri progetti.
Una buona pratica è quella di avviare delle indagini qualitative per comprendere i bisogni della propria realtà, curando questa fase iniziale e prendendosi tutto il tempo necessario.

6 Avere coraggio

Per portare avanti progetti che abbiamo un profondo impatto sociale è inevitabile fare scelte coraggiose e con un coefficiente di rischio.
Un valido esempio è il bistrot sociale di Finale Ligure. La particolarità di questo progetto è la scelta di progettare e finanziare questo bistrot, gestito da soggetti fragili, collocandolo in pieno centro, invece che in un angolino.

7 Il ruolo dell'amministrazione

L'amministrazione deve avere sempre un ruolo attivo e propositivo col terzo settore.
Questo non significa gestire i progetti in prima persona, bensì confrontarsi sui problemi riscontrati e proponendo soluzioni.
L'amministrazione deve essere disposta anche a investire nel sociale, se vuole veramente incidere nella propria realtà.
Deve svolgere anche un lavoro di mappatura del terzo settore, favorendo la nascita di Consulte del volontariato, per rafforzare il rapporto tra le associazioni e creare un coordinamento del Volontariato che faciliti i rapporti con la macchina comunale.

8 Sfruttare la tecnologia e riconoscere il potenziale umano

Le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale possono essere valide soluzioni per rendere più efficiente il lavoro, velocizzarlo e strutturarlo.
Una buona conoscenza dell'informatica può far guadagnare tempo prezioso, soprattutto per chi dona tempo a titolo volontario.
Non bisogna però sottovalutare il potenziale umano.
In ogni relazione c'è un potenziale inespresso che va ricercato e coltivato.
La comunicazione assume un aspetto fondamentale sia all'interno del gruppo di lavoro sia nei rapporti con soggetti o enti esterni, e una particolare cura nelle interazioni è spesso la scintilla per fare un salto di qualità.

9 Valorizzare i dettagli

Il volontario, o l'organizzazione di volontariato, troppo spesso si concentra sulla riuscita del progetto, sugli imprevisti e sui problemi che possono nascere e sul lavoro ancora da svolgere.
É importante invece sapersi soffermare e godere anche dei piccoli traguardi, perchè a volte aiutare una singola persona non cambierà il mondo, ma cambierà il mondo di quella persona.

10 Costruire per i successori

Il mondo del volontariato è mutevole e faticoso e necessita di un continuo rinnovamento.
Il volontario combatte quotidianamente per la sua mission e con se stesso, per ripristinare le proprie energie e trovare tempo da dedicare agli altri.
Per questo è importante ricercare metodi di lavoro chiari e semplici per favorire una progettazione che permetta ad altri volontari di continuare il proprio operato.