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Disagio sociale

Sabato 11 maggio, si è svolto il quinto e ultimo incontro della rubrica “Arrediamo CASA”, nell'ambito del progetto C.A.S.A., sostenuto dalla Fondazione De Mari e dal Comune di Albissola Marina, intitolato “Disagio sociale: esperienze e modelli di intervento”, nel quale sono intervenuti i seguenti relatori:

  • Rachele Donini Psicologa S.C. Ser.D. ASL2- Coordinatore progetti aziendali, formatore e curriculum europeo di prevenzione (EUPC)
  • Maurizio Panza, psicologo S.C. Ser.D e CSM Asl 2
  • Teneggi Alessia, Psicologa progetto GIG Savona
  • Dagliano Samuele, Psicologo progetto GIG Savona

     

Sviluppo di comunità

Che cos'è per voi una comunità?

Questa è la prima domanda che bisogna porsi per affrontare il disagio.

Per favorire lo sviluppo di comunità bisogna comprenderne i bisogni e le risorse, ricercando i sentimenti comuni per agevolare una crescita condivisa.

“Lo sviluppo di comunità può essere definito come un processo che mira a creare condizione di progresso sociale ed economico attraverso la partecipazione attiva della società” Rothman 1974

L'altra parola chiave, oltre alla partecipazione, è l'empowerment, ovvero promuovere l'acquisizione di potere accrescendo la possibilità dei singoli e dei gruppi di controllare attivamente la propria vita; il senso di comunità e il passaggio di competenze sono fondamentali per creare progetti durevoli nel tempo.

Le 5 tappe per uno sviluppo di comunità funzionale sono:

  • DIAGNOSI: identificazione del problema e dei bisogni
  • PIANIFICAZIONE: considerare azioni alternative per la soluzione del problema
  • AZIONE: selezionare una modalità d'intervento e avviare dei prototipi
  • VALUTAZIONE: studiare le conseguenze dell'intervento
  • APPRENDIMENTI SPECIFICI: identificare i risultati generali

In conclusione bisogna coinvolgere le realtà del territorio come l'ente pubblico, i servizi pubblici, il privato sociale e le associazioni (culturali, ricreative, sportive e religiose).

 

Progetto GIG

Il progetto GIG (generazione in gioco) nasce a Savona nel 2019, partendo da un finanziamento per affrontare il problema del gioco d'azzardo, problema molto presente nelle nuove generazioni. Il progetto ha trovato difficoltà ad affermarsi perché, non avendo svolto prima uno studio approfondito della comunità, ha trovato deboli risposte, come se la comunità non fosse abbastanza matura per affrontare il tema.

Il progetto però ha avuto modo di evolversi e di intercettare i bisogni della fascia d'età dai 14 ai 25 anni, creando un centro a Savona, in Corso Italia 15r.

Lo scopo è quello di intercettare le problematiche prima di passare al sistema sanitario nazionale e al percorso di cure classico, lavorando sull'agio sociale invece che sul disagio, promuovendo il benessere prima della prevenzione e proponendo ai ragazzi attività alternative (come il teatro, giochi di società, dungeos&dragons, ecc).

I ragazzi vengono accolti e inseriti in un gruppo senza etichette o diagnosi, un ambiente dove possono confrontarsi con coetanei, condividendo e ascoltando altre esperienze.

L'altro aspetto innovativo è la Peer education, cioè il coinvolgimento di ragazzi selezionati delle scuole superiori, che partecipano al progetto frequentando il centro e “mimetizzandosi” coi ragazzi problematici.

Il ruolo degli psicologi all'interno del progetto GIG è quello di valutare le diverse situazioni, offrire consulti privati se necessario e tentare di normalizzare difficoltà (come ad esempio ansia e paura) invece di etichettare e ingigantire il problema. Nel caso di ragazzi con problemi comportamentali o disturbi più gravi, il centro provvederà a indirizzarli verso il sistema sanitario nazionale.

La crisi di fondi e le difficoltà del Welfare State hanno permesso di implementare progetti di sviluppo di comunità costruendo una rete capillare nel savonese, con l'apertura di nuovi centri.

Due esempi sono il centro che ha aperto a Carcare, con la titolarità dell'Asl e del privato sociale, e quello che nascerà a Celle, con una collaborazione tra il Comune e l'Avis di Celle.

Nel prossimo futuro, col progetto C.A.S.A., anche la sede dell'Avis delle Albisole potrebbe diventare un centro per accogliere i giovani del paese e sviluppare progetti di agio sociale.

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